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Liguria, pesca a strascico. Serve programmazione chiara per il 2026 e misure di sostegno adeguate per imprese e lavoratori

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06/11/2025 3 min

Si è svolta a Genova la riunione regionale dedicata al comparto della pesca a strascico ligure. La ragione è stata fornita dal provvedimento del Ministero che ha introdotto un fermo di 60 giorni continuativi, una misura senza precedenti nella storia della pesca italiana.

L’importante momento di confronto ha seguito gli incontri provinciali delle scorse settimane e ha riunito operatori, rappresentanti di categoria e istituzioni di tutta la Liguria per fare il punto sulla difficile situazione del settore.

Al centro del dibattito, il Decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) che – pur evitando la chiusura totale delle attività fino al 31 dicembre 2025 – ha prorogato fino al 30 novembre il fermo temporaneo della pesca in tutta la fascia tirrenica – dal Mar Ligure al basso Tirreno e alla Sardegna – a seguito di una trattativa con la DG Mare della Commissione Europea.

Il Decreto prevede anche un fermo aggiuntivo di 4 settimane, ma con la garanzia di:

  • indennità economiche per imprese e lavoratori colpiti dal blocco;
  • ripresa dell’attività di pesca dal 1° dicembre 2025 per tutte le imbarcazioni autorizzate alla pesca a strascico nelle GSA 8, 9, 10 e 11, con particolare riferimento a quelle impegnate nella cattura dei gamberi di profondità (rosso e viola).
  •  

Lara Servetti (Legacoop Liguria – Settore Agroalimentare), Daniela Borriello (Coldiretti Pesca Liguria), Augusto Comes (Confcooperative – FedAgriPesca Liguria) hanno espresso unitamente la loro posizione: “Il fermo di 60 giorni, adottato per la prima volta nella storia del nostro Paese, ha permesso di evitare una chiusura totale delle attività fino a fine 2025, ma allo stesso tempo impedisce una reale pianificazione del

lavoro, generando forte incertezza tra gli imprenditori ittici. Il Ministero ha garantito ristori economici, ma chiediamo che anche la Regione Liguria possa intervenire con risorse proprie per misure integrative di sostegno a un comparto fondamentale per l’economia e l’occupazione dei nostri territori costieri.”

Le associazioni sottolineano come i pescatori chiedano prima di tutto di poter lavorare, non di vivere di sussidi, ribadendo la necessità di una programmazione chiara e condivisa per il 2026, che assicuri continuità produttiva e stabilità al comparto.

Le organizzazioni di categoria, d’intesa con gli operatori liguri, chiedono l’avvio immediato di un tavolo tecnico permanente tra istituzioni e rappresentanti della pesca, con l’obiettivo di: definire un plafond di giornate di pesca per singola imbarcazione, basato su criteri equi e storicità delle attività;

individuare misure tecniche di compensazione che evitino ulteriori riduzioni delle giornate di pesca nel 2026; garantire una gestione flessibile e coerente con le specificità del Mar Ligure.

L’incontro si è svolto in un clima costruttivo ma segnato da forte preoccupazione. Gli operatori, da Ventimiglia a La Spezia, hanno espresso la volontà di passare dalla protesta alle proposte, chiedendo risposte concrete e rapide. In assenza di interventi chiari, non si escludono nuove mobilitazioni a difesa di un’attività strategica per l’economia ligure e per la filiera agroalimentare nazionale, strettamente legata alla ristorazione e alla grande distribuzione.

L’obiettivo condiviso resta quello di una regionalizzazione della gestione della pesca, con la definizione di un Piano di Gestione Ligure basato su evidenze scientifiche e sulle peculiarità locali, grazie alla collaborazione tra Regione Liguria, i Gruppi di Azione Costiera (GAC) e il G.A.L. Fish Liguria

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