Arnasco si salva solo con le autobotti. Gallizia: per la nostra cooperativa la mancanza d’acqua un problema che incide su produzione e fatturato

Un anno senz'acqua diretta. Salvati solo dalle autobotti. La situazione ad Arnasco non si sblocca con gravi danni per i residenti, i possibili turisti e le imprese. Come la Cooperativa Olivicola Arnasco. “Anche se la primavera è stata abbastanza piovosa, le sorgenti non si sono alimentate – conferma Luciano Gallizia, presidente della Cooperativa -. Così anche come cooperativa siamo costretti ad utilizzare l’acqua che arriva ma con alcuni accorgimenti. L’acqua delle autobotti è infatti troppo calcarea rispetto alle caratteristiche degli impianti del nostro frantoio, così abbiamo dovuto inserire depuratori appositi per adattare la qualità dell’acqua alle nostre esigenze”. La mancanza d’acqua in paese è un problema non solo sul fronte dell’operatività di tutti i giorni. “E’ diminuita la presenza dei turisti che vengono ad Arnasco nelle seconde case – prosegue Gallizia -. Questo per noi significa un calo di fatturato perché ovviamente erano tante le persone che abbinavano la presenza in paese all’acquisto dei nostri prodotti”. La speranza è che si sblocchi il progetto di collegamento con la rete idrica di Albenga che lo stesso sindaco di Arnasco, Matteo Mirone, continua a chiedere. Intanto però le piogge primaverili non sono bastate a invertire le condizioni siccitose dei terreni. “Ci sono terreni che avranno bisogno di anni per essere recuperati in condizione di acqua normale– conclude il presidente della Cooperativa Olivicola Arnasco -. Ma non possiamo abbandonarli, occorre ogni anno lavorarci per non perderli definitivamente. Questo significa un impegno che spesso rimane inalterato ma con una produzione inesistente. Il risultato è che anche quest’anno avremo nuovamente un calo del 60% rispetto ad un’annata normale. Oltre a trovare una soluzione per far arrivare l’acqua in paese, occorre una politica di investimenti sugli invasi che sostenga l’agricoltura nelle fasi, sempre più frequenti, di basse precipitazioni”.
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