Verso la Biennale. L’intervista della Prof.ssa Maria Silvia Vaccarezza a Pandora Rivista

Ecco alcuni passaggi dell'intervista che Pandora Rivista ha realizzato a Maria Silvia Vaccarezza – Professoressa di Filosofia morale all’Università di Genova e componente del Comitato scientifico della Biennale – che interverrà nel panel in programma giovedì 26 febbraio a Palazzo Ducale “IA tra inganno e fiducia: etica, cultura e Intelligenza Cooperativa”.
Leggi tutta l'intervista al link
https://www.pandorarivista.it/articoli/possono-le-macchine-agire-moralmente-intervista-a-maria-silvia-vaccarezza/
Quali elementi hanno favorito la collaborazione tra l’Università degli Studi di Genova e Legacoop Liguria e quali effetti ha prodotto l’incontro tra la riflessione filosofica e il mondo cooperativo?
Maria Silvia Vaccarezza: Ciò che ha accomunato fin da subito le due realtà è stata la volontà di condividere strumenti e metodi di indagine. Abbiamo osservato come molte delle linee di ricerca coltivate nel nostro Dipartimento – dall’etica alla filosofia politica, dall’estetica agli studi sul ruolo della scienza e della tecnologia – intrecciassero già numerosi interrogativi al centro della riflessione promossa da Legacoop Liguria. I temi che stiamo affrontando congiuntamente erano già centrali nelle nostre ricerche; tuttavia, grazie al lavoro sinergico e all’esperienza maturata sul territorio da Legacoop, siamo riusciti ad applicarli anche ad ambiti che, in precedenza, non avevamo preso in considerazione. Inoltre, questa collaborazione ci ha consentito di svolgere in modo significativo la cosiddetta “attività di terza missione”, ossia la restituzione al territorio e alla società civile dei saperi e delle competenze che, in quanto accademici, sviluppiamo. Quale ulteriore esito positivo di questa intesa, Legacoop finanzierà un contratto di insegnamento a livello magistrale dedicato al tema “Intelligenza artificiale, valori e società”, ambito che abbiamo riconosciuto come particolarmente strategico per il nostro percorso comune. Il sostegno ricevuto a questa linea di sviluppo – espressione della nostra identità interdisciplinare – e la sua restituzione in termini di valore formativo per i nostri studenti rappresentano, a nostro avviso, il modo più efficace per dare continuità a un rapporto che si è rivelato, sin qui, estremamente proficuo.
In che misura il tema dell’intelligenza artificiale si è intrecciato con la riflessione etica, tradizionalmente caratterizzata da una pluralità di tradizioni e orientamenti teorici?
Maria Silvia Vaccarezza: Gli studi contemporanei sull’etica non possono prescindere da una riflessione sull’etica dell’intelligenza artificiale, benché tale ambito si collochi, più propriamente, all’interno del quadro più ampio dell’etica della tecnologia. Tuttavia, a partire dalla diffusione di intelligenze generative sul modello di ChatGPT, il dibattito ha conosciuto un’evidente intensificazione, sia sul piano teorico sia su quello pubblico. Il mio specifico ambito di ricerca è orientato all’analisi del significato dell’educazione morale e allo sviluppo della competenza morale negli agenti umani, intesa come la capacità di formulare giudizi affidabili e di assumere decisioni eticamente giustificate. In questo contesto, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale solleva almeno due questioni principali. La prima concerne l’impatto che tali sistemi possono esercitare sulla competenza morale umana, ossia in che misura possano influenzare, potenziare o eventualmente indebolire le nostre capacità deliberative. La seconda riguarda lo statuto stesso di questi sistemi, in altre parole se possano essere considerati meri strumenti sofisticati oppure se possano aspirare alla qualifica di agenti – o addirittura di “esperti morali” – vale a dire entità dotate di una qualche forma di agency, intesa come capacità di incidere autonomamente sul mondo attraverso decisioni operative. Il dibattito rimane ampiamente aperto e coinvolge diversi livelli di analisi: dalla teoria dell’educazione morale alla definizione concettuale di agente, fino al tema della responsabilità e alle possibilità di intervento umano. A ciò si aggiunge una questione ancora più radicale: qualora tali sistemi fossero chiamati a prendere decisioni eticamente sensibili, che tipo di competenza etica si potrebbe loro attribuire? Di conseguenza, la riflessione si concentra anche sugli approcci più adeguati alla progettazione e all’addestramento di questi sistemi, in particolare rispetto alla selezione di principi morali considerati pubblicamente giustificabili. In questo ambito, il confronto teorico si articola ulteriormente tra modelli top-down, fondati sull’incorporazione esplicita di regole e principi, e modelli bottom-up, che propongono invece un apprendimento progressivo attraverso l’analogia con i processi di educazione morale dei bambini e con l’acquisizione progressiva di buone pratiche decisionali.
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