11 Set 2015

101 anni fa l’Expò di Genova. Un libro di Massimo Minella

Lunedì 14 settembre sarà presentato all’Expo di Milano il libro di Massimo Minella, giornalista economico di Repubblica, dedicato all’Expò di Genova del 1914.  In questo periodo di presentazioni della nostra regione e città all’Expò di Milano, un’occasione per capire cosa successe 101 anni fa. Ecco uno stralcio del volume edito da De Ferrari e in allegato alcune foto storiche di grande fascino.

Ventidue anni dopo l’Expo del 1892, assegnato per celebrare i quattrocento anni della scoperta dell’America, il Regno affida nuovamente a Genova il compito di realizzazione una grande esposizione universale da inaugurare nel maggio del 1914. Già nel 1911, l’amministrazione locale aveva accarezzato l’idea di una nuova esposizione, ma la scelta del governo era poi caduta sulle storiche capitali d’Italia, Torino, Firenze e Roma. L’appuntamento è solo rinviato di poco e quando viene ufficializzato, nella seconda metà del 1913, i temi-chiave attorno a cui ruoterà l’evento sono chiari: l’igiene, il mare, il colonialismo e le relazioni con le Americhe.

A firmare l’esposizione è uno degli architetti più geniali del Paese, Gino Coppedé, che esalta l’evento attraverso un crogiolo di stili, reso possibile da un’architettura effimera che dà libero sfogo alla creatività, realizzando i padiglioni in legno e cartongesso. In pochi mesi, dall’autunno del ‘13 al maggio successivo, migliaia di operai realizzano fra la stazione Brignole e piazza di Francia, l’attuale piazza della Vittoria, uno spazio espositivo di oltre settantamila metri quadrati che si allunga fino al porto e alla collina di Carignano, grazie all’impiego di infrastrutture totalmente innovative in Italia come una monorotaia e una funivia.

Il via ufficiale all’Expo è il 23 maggio 1914, mentre ancora gli operai sono al lavoro per completare gli ultimi dettagli dei padiglioni. Costo del biglietto, una lira, orario dalle 9 alle 19. A inaugurare l’evento sono i Reali d’Italia, il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena che arrivano alla Stazione Brignole accolti dalle autorità e da centomila persone che si sono date appuntamento fin dalle prime ore del giorno attorno all’esposizione e lungo il percorso che il corteo d’onore attraverserà al termine della visita. Il cerimoniale prevede che la visita ai padiglioni duri un’ora, ma il re si sofferma più a lungo del previsto, si intrattiene a parlare con gli espositori, osserva e commenta i progetti più innovativi. Il primo colpo d’occhio dell’evento è davvero sorprendente con uno «Stadium», realizzato da Coppedé in stile classico, distribuito su uno spazio di 32mila metri quadrati, nell’area in cui oggi si trovano i giardini di Brignole. Lo «Stadium», immenso contenitore di eventi sportivi e ludici, con più di ventimila posti a sedere e in cui c’è spazio anche per un Acquario, sopravvivrà alla stessa esposizione ospitando anche incontri del campionato di calcio di serie A, con il Genoa vittorioso contro Alessandria e Liguria.

Nata inizialmente per concentrare la sua attenzione sui temi dell’Igiene, l’esposizione allarga i suoi interessi all’economia del mare, al colonialismo e ai rapporti con le Americhe, con un intento non solo celebrativo, ma strettamente collegato alle opportunità commerciali che si possono creare per l’Italia. L’elemento caratterizzante dell’ingresso dell’Expo è rappresentato da un grande teatro in stile assiro-babilonese che può ospitare duemila persone (e in cui debutterà la compagnia dialettale di Gilberto Govi) che a sua volta è inglobato in una gigantesca nave rostrata da cui si esce attraverso due ponti levatoi, superando un lago artificiale. Da qui, al centro dell’esposizione, si snodano tutte le mostre e i luoghi d’attrazione con padiglioni sontuosamente decorati e costruzioni straordinarie che rimandano ai fasti del passato.

Dai due padiglioni dedicati all’Igiene Marinara si passa così ai due della Marina, quella Mercantile, che incrocia stili antichi e moderni, e quella Militare, che è la perfetta ricostruzione di un arsenale navale del Cinquecento al cui interno svetta una corazzata, fino ad arrivare alla mostra coloniale, una sbalorditiva ricostruzione di una cittadella medievale che omaggia le repubbliche marinare del passato, Genova e Venezia, e fa rinascere la Torre di Galata e una moschea. Alle spalle della corazzata, infine, sorge il padiglione italo-americano.

 

L’esposizione, concentrata su piazza di Francia, ha due «appendici» che le consentono di arrivare fino al porto e sulla collina di Carignano. Gli «strumenti» a cui gli organizzatori ricorrono sono rappresentati da due opere dell’ingegno quali la monorotaia e la funivia. Nell’autunno del 1913, mentre i cantieri sono al lavoro per preparare l’evento di aprile, il Consorzio Autonomo del Porto studia come unire lo scalo all’Expo. La scelta cade su un progetto assolutamente innovativo per l’Italia, e fra i primi al mondo: una ferrovia elettrica sospesa a un’unica rotaia, cioè una monorotaia o Telfer, così chiamato mutuando il termine dall’inglese, realizzata in soli cento giorni. Dal molo Giano, correndo su piloni in cemento armato costruiti sul fondale marino, il Telfer arriva fino alla foce del torrente Bisagno, lo risale e si ferma al ponte Bezzecca, all’altezza dell’attuale Questura. Lunghezza totale, 2,2 chilometri, velocità media fra i 20 e 30 chilometri orari, durata del percorso, sei minuti. Altrettanto strabiliante per l’epoca è la realizzazione della prima funivia in verticale per passeggeri, anche questa un’assoluta novità in Italia. Dal tratto conclusivo di piazza di Francia, dove oggi sorge la scalinata delle Caravelle, la funivia sale fino alla spianata di Mura degli Angeli, luogo ideale da cui ammirare tutta quanta l’esposizione.

La mostra di Marina si scinde fra attività mercantile e militare. E proprio questa seconda introduce elementi di forte caratterizzazione con un padiglione suddiviso in stand e realizzato all’interno della fedele riproduzione della «corazzata» Giulio Cesare. Qui svelano i loro prodotti, molto dei quali inediti, 37 espositori, i nomi di riferimento dell’industria del settore, dalla Fiat San Giorgio, con i modelli dei sommergibili, all’Ilva, con i prodotti siderurgici, fino alla Franco Tosi, con i lavori di meccanica, e all’Ansaldo, che mostra una sintesi della sua produzione bellica. Trovano così spazio turbine, cannoni, proiettili, modellini di navi, tutto quanto può servire a raccontare una delle prime imprese «globali» d’Italia.

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