3 Giu 2019

Safety Walk Round. Così la Cooperativa il Faggio individua e tratta i rischi sanitari

Nelle prossime settimane la Cooperativa Il Faggio darà inizio all’applicazione di metodologie riconosciute per la individuazione e trattamento dei rischi sanitari presso le strutture/servizi come descritto nel programma annuale per la Gestione del Rischio Clinico della Cooperativa.

“ La gestione del rischio clinico è un problema rilevante in tutte le realtà sanitarie – spiegano dalla sede de Il Faggio -.  Una metodologia ancora poco diffusa in Italia ma considerata molto efficace negli altri Paesi è il Safety Walk Round, che è stata illustrata nel 2003 in forma sistematica da Frankel, un medico americano. Tale metodologia è particolarmente importante perché vede il coinvolgimento di tutti i protagonisti nelle aziende sanitarie, la direzione strategica e tutti gli operatori, e può coinvolgere anche i volontari ed i pazienti. E’ una metodologia facilmente applicabile e, se condivisa nell’ambito della équipe, può portare notevoli vantaggi, in quanto dà la possibilità di individuare azioni migliorative e soprattutto perché è gestita direttamente dal personale”.

Come si applica il Safety Walk Round?
Un gruppo dirigenziale o suoi delegati, ad esempio il risk manager, effettua delle interviste con alcune persone presenti nella unità operativa: il direttore di struttura, il coordinatore infermieristico, dirigenti medici, infermieri, OSS e altre figure professionali.
Le criticità raccolte, in modo anonimo, durante le interviste vengono inserite in un database ed analizzate dal risk manager e/o dalla dirigenza della struttura al fine di elaborare un rapporto, che viene successivamente rinviato alle unità operative/servizi.

“ E’ opportuno che il rapporto finale sia reso disponibile a tutto il personale affinché possa essere discusso in incontri di reparto – concludono dalla sede della Cooperativa Il Faggio -. Anche i miglioramenti proposti sono analizzati ed utilizzati dal risk manager e/o dalla dirigenza della struttura affinché, in cooperazione ed accordo con le équipe, si individuino i miglioramenti da introdurre nella pratica clinica per aumentare la sicurezza del paziente”.

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