18 Ott 2022

AreaStudi Legacoop-Prometeia: la riduzione del 15% del consumo di gas da agosto a marzo 2023 obiettivo possibile, ma rischi restano elevati

Il governo italiano ha programmato di ridurre il consumo di gas del 15% (pari a 8,2 miliardi di metri cubi) nel periodo agosto 2022-marzo 2023 rispetto al consumo medio dello stesso periodo del quinquennio precedente, escludendo dal piano dei risparmi il settore industriale. La netta contrazione della domanda di gas registrata in agosto e settembre 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-10,87%), passata da 8 miliardi e 388 milioni di metri cubi a 7 miliardi e 476 milioni, configura un risparmio di quasi un miliardo degli 8,2 programmati. L’obiettivo di riduzione della domanda di gas indicato dal governo, pure impegnativo, sembra dunque raggiungibile, sebbene i rischi rimangano elevati: inverno più rigido della media, approvvigionamenti alternativi non realizzati (inclusa la nave rigassificatrice di Piombino), sviluppi geopolitici, strategie a livello europeo.

È quanto emerge dal report “La crisi del gas tra presente e futuro: il ruolo della riduzione della domanda per superare possibili shock dell’offerta”, realizzato nell’ambito del progetto di ricerca Monitor Fase 4, frutto della collaborazione tra Area Studi Legacoop e Prometeia.

Come è noto, l’Italia, nonostante l’aumento dell’incidenza delle fonti rinnovabili, è tra i paesi più esposti alla crisi energetica, in primo luogo per la preponderanza di gas nel mix energetico. Nel corso degli anni, l’Italia ha sostituito l’utilizzo dei prodotti petroliferi con il gas per il 40,5% (dato 2020), contro il 23,7% della media europea, incentivando, nel frattempo, il ricorso alle fonti rinnovabili (20,4% del mix energetico contro il 17,4% di media europea). In secondo luogo per il peso delle importazioni. Nel 2021, dei 76 miliardi di metri cubi (m.c.) di domanda complessiva di gas, ben 71 miliardi e 650 milioni sono stati soddisfatti dalle importazioni, con la Russia primo fornitore (circa 28 miliardi di m.c.), seguita dall’Algeria (circa 21 miliardi di m.c.) e dal ricorso al gas naturale liquefatto (GNL, circa 10 miliardi di m.c.).

Una situazione che si è modificata in conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina. Il report di AreaStudi Legacoop e Prometeia evidenzia come dalla nona settimana dell’anno in corso, ovvero dall’inizio del conflitto, le importazioni dalla Russia, in transito da Tarvisio, si siano ridotte massivamente rispetto al 2021, fino al minimo storico registrato nella 40esima settimana (l’ultima di settembre) a circa 0,21 miliardi di metri cubi. Nei primi nove mesi del 2022, l’Italia ha importato 10,3 miliardi di metri cubi di gas russo, -51% rispetto al periodo corrispondente 2021 (quando l’import era stato di 21,2 miliardi di m.c.). Grazie alla politica di diversificazione portata avanti dalla Commissione Europea, e rilanciata dal governo italiano, l’Italia ha comunque saputo compensare i flussi mancanti dalla Russia. La Norvegia ha fornito il quantitativo maggiore rispetto al 2021, con un incremento di quasi 5 miliardi di m.c., seguita dall’Azerbaigian (+ 2.79 miliardi m.c.), dall’Algeria (+ 2.03 miliardi m.c.) e dal ricorso al GNL (+ 2.16 miliardi m.c.). Altra leva importante attivata dal nostro Paese per rispondere alla crisi energetica è stata quella dell’aumento della capacità di stoccaggio. Al 1° ottobre (data di apertura del nuovo anno termico ’22-’23), gli stoccaggi di gas risultavano pieni al 90,73% (pari a circa 16,04 miliardi di m.c.), al di sopra del livello di un anno fa e in media con i valori del quinquennio 2014-2019.

“Dopo la ripresa sostenuta per uscire dalla pandemia, quest’anno siamo scivolati sempre più velocemente verso la recessione” -commenta Mauro Lusetti, presidente Legacoop- “i bilanci di una gran parte delle imprese e delle famiglie sono in grandissima tensione, sono al limite. I tassi di sfiducia, o forse sarebbe meglio dire il livello di angoscia e di preoccupazione, salgono rapidamente. E il prezzo dell’energia è la causa principale che toglie letteralmente il sonno agli italiani, sia che producano sia che lavorino sia che consumino. Per lo meno a livello nazionale le autorità fino ad ora hanno usato le leve a loro disposizione per affrontare l’inverno venturo nel modo meno traumatico possibile. Al governo che si formerà raccomandiamo di difendere gli interessi del Paese nel quadro di un rapporto positivo con le istituzioni europee, sostenendo la necessità di un impegno urgente per definire un price cap per il gas, disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, replicare il modello SURE per ristorare famiglie e imprese dagli effetti del caro-energia. A livello nazionale sono necessari, oltre a provvedimenti urgenti di sostegno, ulteriori interventi di tassazione degli extraprofitti delle imprese energetiche, misure di carattere fiscale ed amministrativo per consentire di spalmare su tempi più lunghi i costi delle bollette e la realizzazione degli obiettivi del PNRR con un piano energetico che punti all’autosufficienza attraverso lo sviluppo dell’utilizzo delle fonti rinnovabili. Di fronte ad una situazione così preoccupante, credo anche che sarebbe opportuna la creazione di un ‘fronte unico’ di tutte le associazioni imprenditoriali e dei sindacati, per avanzare proposte al governo ed incalzarlo sull’adozione di misure idonee a fronteggiare l’emergenza”.

Restano, però, le incognite sul futuro. Un inverno molto rigido, con la prevedibile conseguenza di un aumento della domanda dei consumi per riscaldamento, o un’ulteriore crisi dell’offerta (stop totale al gas russo o riduzione da altri fornitori e/o di GNL) comporterebbero consistenti prelievi dagli stoccaggi. E maggiore è il prelievo durante questo anno termico, peggiore è la preparazione per il prossimo. Da qui l’esigenza di programmare una riduzione della domanda che, in assenza del gas dalla Russia, sarebbe necessaria per assicurare il fabbisogno per l’inverno ’22-’23 ed affrontare l’inverno successivo con una quantità sufficiente di gas negli stoccaggi.

Dal report di AreaStudi Legacoop e Prometeia emerge, infatti, come in assenza di una riduzione della domanda, la percentuale di riempimento degli stoccaggi crollerebbe, dal 1° novembre 2022 al 31 agosto 2023, al livello della riserva strategica (25%). Una contrazione dei consumi del 7% consentirebbe di raggiungere solo l’obiettivo di assicurare il fabbisogno per l’inverno ’22-’23, determinando un livello delle riserve al 50% a fine agosto (sempre al di sotto della media storica). Lo scenario migliore (a meno che non vi siano ulteriori distruzioni dell’offerta), sarebbe, come già ricordato, quello di una riduzione della domanda del 15%, auspicata a luglio dalla Commissione Europea e programmata a settembre dal governo italiano, che consentirebbe un riempimento degli stoccaggi all’80% ad agosto 2023.

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