Sul tetto della Cattedrale con 40.000 lastre di ardesia. Il restauro record di Coedis

Di   /  20 gennaio 2015   

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Presentati alla cittadinanza i lavori di restauro, realizzati dalla Cooperativa Coedis, alla struttura del tetto e al rifacimento delle coperture in ardesia del Duomo di N.S. Assunta in Savona. L’incontro si è svolto davanti a quasi 300 persone al teatro Don Bosco a Savona.

Dopo l’introduzione del Vescovo di Savona-Noli, Mons. Vittorio Lupi, è stato proiettato sul grande schermo il video, commissionato dalla Cooperativa Coedis e realizzato da Marco Schirripa, che ha seguito  l’evoluzione del cantiere giorno per giorno e la dedizione di tecnici e operai nel restauro di ogni singolo muretto di sostegno delle coperture e nella posa di ogni lastra d’ardesia per un totale di 40.000 lastre su una superficie di oltre 2.300 mq.

“ Il cantiere, durato oltre un anno, ha riportato il tetto del duomo alla sua più completa funzionalità – commenta Stefano Molinari, presidente della Cooperativa Coedis -.   La collaborazione tra tutti quelli che hanno lavorato al progetto ha permesso di raggiungere il traguardo in modo efficace ed efficiente. Non possiamo che ringraziare la Curia di Savona per la fiducia dimostrata nell’aver affidato l’importante lavoro di restauro alla cooperativa”.

La Cattedrale di Nostra Signora Assunta venne edificata nel 1605 in sostituzione dell’antica Basilica eretta sulla rocca del Priamàr.  Misura 61 metri di lunghezza e 39 di larghezza.

L’intervento di restauro della copertura del duomo ha da subito presentato diverse difficoltà.

I sopralluoghi dei tecnici incaricati dalla Curia di Savona sono stati effettuati per prendere visione dello stato delle ardesie, esplorando tutte le vie, i cunicoli e le porticine che formavano il sottotetto.

Il manto di copertura della basilica era costituito da otto strati di ardesia dello spessore complessivo di circa 19-20 centimetri. Risultavano almeno tre differenti coperture sovrapposte nel tempo, chiaramente distinguibili in base alle caratteristiche dimensionali, allo stato di degrado, e per le superfici di finitura tra uno strato e l’altro.

I direttori tecnici di Coedis, in collaborazione con i professionisti esterni incaricati, hanno così prodotto uno studio di archeologia del tetto e delle navate centrali e laterali e analizzato lo stato e la conservazione dei materiali su cui posare il nuovo tetto.

“ La rimozione della copertura ha presentato numerose difficoltà a causa dello stretto interasse tra i muretti – conferma il presidente di Coedis, Stefano Molinari -.  Da qui la difficoltà di accesso per i lavori di pulizia e restauro, nonché di rimozione delle ardesie che negli anni si erano staccate dalla parte interna del tetto.

Una volta pulita la struttura portante e scoperchiate le falde si è iniziato il delicato lavoro di ricomposizione dei muricci, che si presentavano deteriorati e necessitavano di interventi di ricostruzione e consolidamento”.

La situazione precaria dei muricci era dovuta alle infiltrazioni che per anni avevano danneggiato la struttura; liberando i muretti dalla vecchia copertura  le strutture rimanevano slegate tra loro con il conseguente rischio di crollo, poiché il vecchio tetto fungeva da legante tra un arco e l’altro.

Con una tecnica studiata appositamente, e tenuto conto dei vincoli imposti dalle belle arti, sono stati legati tra loro tutti i muri con apposite barre di acciaio, rimosse dopo la posa definitiva del tetto.

I muricci sono stati restaurati uno ad uno con un intervento di cuci e scuci che ha permesso di adoperare tutti i materiali originali in stato deteriorato ma ancora utilizzabili.

Le murature sono state ricostruite con i mattoni esistenti assemblati con una malta a base di calce idraulica naturale studiata da Coedis e ditte partner, con caratteristiche chimico-fisiche non invadenti, in armonia con le malte primitive.

Al termine della ristrutturazione dei muri portanti si è proceduto a posizionare il primo strato di ardesia.

Le dimensioni delle lastre di ardesie sono state ricavate da uno studio strutturale e calibrate dal fornitore secondo calcoli specifici al fine di essere parte di sostegno e di aggancio per tutta la struttura di appoggio.

La tecnica utilizzata è quella del “triplo strato Calce e Chiodi” che  consiste nel  posare tre strati di lastre sovrapposte per un terzo nel senso verticale, inframmezzate da malta a calce idraulica naturale.

Il fissaggio è doppio, sia con la malta che con i chiodi assicurati al tavolato sottostante. Complessivamente sono state posate di 2350 mq di lastre.

Le maestranze di Coedis sotto la direzione tecnica dei Geometri Diego Pella e Mirko Grappiolo,  hanno operato partendo dalla navata centrale, transetto ed abside, spostandosi successivamente sulle navate laterali.

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