Storia di supereroi che non si chiamano Spiderman e lavorano in cooperativa

Di   /  20 settembre 2017   

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di Massimo Bolla *

Ho conosciuto e conosco dei supereroi. No: il vino di ieri sera non c’entra niente con questa mia affermazione. E’ vero: conosco dei supereroi.
Lo so, di solito i supereroi si chiamano Spiderman…Superman… Qualcosaman … No; niente di tutto questo.
I “miei” supereroi hanno nomi comuni. Di uomo e di donna. Non necessariamente italiani.
Non volano, non corrono come la luce, non si arrampicano sui muri, non spaccano tutto con uno sguardo.
Non sono il frutto di un incrocio con un ragno, né con un pipistrello o con una trota.
Non hanno slogan particolari o vestiti speciali che li caratterizzano al punto di renderli inconfondibili.
Eppure hanno qualcosa in comune con i supereroi tradizionali. Il loro posto nella griglia di partenza era in salita.
Ricordate Hulk? Diventa incredibile e verde a causa di un errore della scienza, Catwoman diventa una tenebrosa criminale dopo un’infanzia di degrado ed abbandono, Spiderman si becca una misteriosa malattia per la puntura di un ragno, i genitori di Superman lo lanciano nello spazio ancora in fasce per salvarlo da una guerra che devasta totalmente il loro pianeta.
Ecco sì; i supereroi che conosco io,  sono così: hanno subìto violenze, soprusi, convivono con una malattia, sono stati feriti o addirittura mutilati, conoscono la sofferenza e la guerra.
La loro storia li ha condizionati, certo, li ha segnati, addirittura marchiati, ma fermàti no. Nel loro limite hanno trovato il loro punto di forza. In questo sono in tutto e per tutto uguali ai supereroi che abbiamo conosciuto ai tempi in cui i sogni profumavano d’inchiostro.
Hanno reagito per compensare quello che il destino si era portato via in tutto o in parte: un arto, la salute, un famigliare…la serenità.
Li vedo tutti i giorni questi supereroi e vorrei che la smetteste di considerarmi un pericoloso visionario.
Io lavoro con loro…loro sono tra noi… Li si può incontrare nei cantieri in cui lavorano COSEVA e Delta Mizar. E con la loro forza spostano pesi, fanno brillare chilometri di pavimenti, raccolgono e spazzano via tonnellate di rifiuti. Ogni giorno. In varie parti del Paese.
Sono un loro socio e sono convinto che anche grazie al lavoro in cooperativa abbiano trovato un modo per andare oltre le proprie possibilità. Con il lavoro hanno trasformato i loro limiti in superpoteri che consentono loro non solo di dare un sostegno a sé stessi ed alla propria famiglia, ma anche di affermare la propria dignità, di riscattare quel posto svantaggiato che la sorte aveva loro riservato al momento del VIA.
Il lavoro non cura, ma tante volte può salvare e quando, per un motivo o per l’altro, ti ritrovi ai margini del campo, può aiutarti a tornare in partita.
Non è anche questa, in fondo, la vera essenza di una cooperativa di produzione e lavoro come la nostra? Mettere in comune il lavoro. Mutualisticamente, reciprocamente. Per portare a casa la pagnotta, è vero, ma anche per crescere, per affermarsi come persona, come attore sociale. Vivo. Attivo. Partecipante.
Il lavoro dà risorse, trasmette energie, consolida, sostiene.  E poi, contrariamente a quanto si sente dire in giro, il lavoro è “trendy” perché più di tante altre cose è “social”.
Diciamocela tutta: lavorare fa figo, perché include. In un gruppo. In un contesto. Nella società. E lavorare in cooperativa fa ancora più figo perché sotto al “post” intitolato “lavoro”, puoi tranquillamente cliccare il tasto “condividi”. Che tu sia un supereroe oppure no.
Se poi vicino a te lavora qualcuno che dentro di sé o anche su di sé porta i segni di una vita decisamente pesante, capirai quanto superpotere ci sia nel sapere affrontare e superare le proprie fragilità.

  • Massimo Bolla è Vicepresidente COSEVA Soc. Coop. e Presidente DELTA MIZAR Coop. Soc. ONLUS
  • Granero " Sosteniamo i ragazzi liguri che hanno voglia di fare impresa"
  • Risso " I giovani trovano nelle coop uno strumento democratico per fare impresa "

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