Confine Italia – Francia. I pescatori liguri pronti a restituire le licenze

Di   /  19 febbraio 2016   

mina giovanni (2)

Il 21 marzo 2015, a Caen lo Stato Italiano sottoscriveva un accordo in cui i confini marittimi venivano completamente stravolti. Tale accordo è stato il frutto di quattro sessioni di negoziato: ROMA 14 dicembre 2006, PARIGI 28 marzo 2007, ISOLA D’ELBA 28 settembre 2007 e ROMA 26 marzo 2012. Delle quattro sessioni e della firma a Caen nessuno sapeva. Solo dopo il sequestro del peschereccio Mina la questione è emersa in tutta la sua complessità.

Tale accordo, fortunatamente non ancora ratificato dall’Italia, ha modificato la linea di delimitazione tra i mari territoriali sotto la giurisdizione dei due stati con un ampliamento delle acque francesi a discapito di quelle italiane. Peraltro l’art. 4 parla espressamente di giacimenti di risorse naturali del fondo marino o del sottosuolo prevedendone le modalità di sfruttamento.

Il 5 febbraio scorso presso il MIPAAF c’è stato un incontro urgente in cui il Direttore ha illustrato l’esito dell’incontro MIPAAF -ESTERI tenutosi nei giorni precedenti ed è emersa la volontà di percorrere la strada delle revisione dei diritti storici che consentirebbe ai pescatori di continuare ad operare nell’area almeno fino al 2022. E’ altresì emerso che è in corso una trattativa tra Italia e Grecia per istituire una zona economica esclusiva (ZEE) fino al limite della mediana. La soluzione prospettata dal Ministero non può essere un punto di arrivo: i diritti di pesca non possono avere una data di scadenza e pertanto l’obiettivo è porre in discussione l’accordo al fine di tutelare le imprese di pesca. Siamo perfettamente d’accordo sia con la Vice Presidente della Commissione Pesca Renata Briano per cui è necessario un pronunciamento dell’Europa.

Ieri si è svolta a Roma l’assemblea dei soci del MEDAC (Mediterranean Advisor Council). Il MEDAC ha il compito di presentare alla Commissione europea ed ai Paesi dell’Unione raccomandazioni riguardanti, ad esempio, la conservazione delle risorse, gli aspetti socioeconomici della gestione, la semplificazione delle norme ecc.
Barbara Esposto, Responsabile Regionale di Legacoop Agroalimentare Dipartimento Pesca, ha proposto ieri all’assemblea del MEDAC la creazione di un gruppo di lavoro ah hoc per la sottoscrizione di un accordo di cooperazione internazionale per lo sfruttamento condiviso delle risorse. Tale proposta è stata approvata dai soci all’unanimità e Barbara Esposto è stata nominata coordinatrice di tale gruppo. Ora il MEDAC sottoporrà alla Commissione Europea la ratifica della suddetta decisione.

Sempre ieri è stato approvato un ordine del giorno presentato da alcuni parlamentari del PD durante la trattazione del collegato agricolo alla Camera per impegnare il Governo Italiano alla modifica dell’accordo e ad intraprendere tutte le azioni volte alla tutela delle imprese della filiera ittica italiana.

Afferma Barbara Esposto – Responsabile Regionale di Legacoop Agroalimentare Dipartimento Pesca: “Quello ottenuto ieri nell’assemblea del MEDAC è un importante risultato istituzionale che ci consentirà di intraprendere un percorso di revisione dell’accordo Italo-Francese. Abbiamo comunque bisogno dell’appoggio politico di tutte le forze coinvolte. La questione è molto delicata: la maggior parte della flotta ligure rischia il fallimento. I nostri pescatori sono disposti ad attuare azioni forti, c’è chi è pronto a restituire la licenza di pesca al Ministero e chi è pronto a mettere in vendita la casa per trasferire la propria attività e la propria famiglia in altre zone d’Italia dove non esiste il problema del confine marittimo. Se non si interviene con atti concreti si rischia di perdere un intero settore che, peraltro, è già vessato da altre criticità: fermi pesca scellerati, divieto di cattura del tonno, strumentazione di bordo costosissima, ecc. ecc.. .” – continua Barbara Esposto – “Le ripercussioni derivanti dalla ratifica dell’accordo sarebbero troppo pesanti da sopportare non solo economicamente ma anche socialmente ed ecologicamente. Si perché ci sono anche aspetti ambientali: se si stringe la zona di pesca dove è consentito prelevare la risorsa ne consegue che tutti i pescatori si troveranno ad operare sempre nella stesso tratto di mare. Tale accordo rompe anche l’equilibrio marino, forse è bene effettuare valutazioni più ampie.”.

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